I PRIMI, CHE SARANNO GLI ULTIMI

La strage delle professioni della cultura, turismo, spettacolo e animazione che per molti ancora sono solo un “hobby”

 

Lo ricorderemo a lungo, quel famigerato decreto del 23 febbraio, che per molti è stato un po’ come l’esplosione di una bomba. In un attimo, quella che era una professione svolta con passione, impegno e serietà, è scomparsa. Cosa rimarrà di questo 2020? Il brutto ricordo di un’esperienza che la nostra generazione non aveva mai vissuto e mai avrebbe immaginato potesse accadere. Una pandemia che nel giro di qualche giorno ha spazzato via il lavoro di una vita.

La tragedia silenziosa dei lavoratori del terziario sembra ancora oggi non essere presa in considerazione come dovrebbe essere. Il comparto turistico, quello che rappresenta il 13% del PIL italiano e il 10% di quello mondiale, è stato il primo a subire le gravi conseguenze di questa situazione e sarà l’ultimo a riprendersi. Una reazione a catena che ha coinvolto un milione di lavoratori solo nel nostro Paese. Si parla del 2022 come l’anno in cui si potrà dire che il turismo tornerà ad essere quello che era fino a due mesi fa.

Nel frattempo però, cosa sarà di loro? La stessa domanda se la pongono i musicisti, i tecnici del suono, i service, gli animatori, i curatori museali, gli operatori che lavorano nei cinema, un esercito di professionisti che svolgono questa attività a tempo pieno e per i quali no, non si tratta solo di un hobby o un divertimento a tempo perso.

Ci vuole un piano, qualcosa che faccia ripartire la macchina e anche in fretta, come il Federal Art Project di Roosevelt che impiegò gli artisti in opere pubbliche e che creò un grande spirito di gruppo, oltre a lanciare nomi come Pollock, Hopper e Rothko, tanto per citarne alcuni. “L’organizzazione del Progetto è partita dal principio che non è il genio solitario, ma un movimento generalizzato che mantiene l’arte come una parte vitale e funzionale a qualsiasi schema culturale.

Non è una faccenda che riguardi rari, occasionali capolavori”. Nell’era di internet e delle dirette Facebook, quelle non istituzionali intendo, lo spirito di gruppo di certo non manca e in attesa di un decreto che possa curare la cultura, gli italiani popolo di santi, poeti e navigatori si sono organizzati con tutto il genio che da sempre, ci contraddistingue. Se il popolo non può andare a teatro è il teatro ad andare dal popolo con la Quarantena Culturale, una mini rassegna teatrale in streaming creata da Teatro delle Temperie per “diffondere la bellezza contro la paura, ai tempi del coronavirus”. Con il teatro chiuso per la prima volta dopo 13 anni di quasi ininterrotta attività, la compagnia della Valsamoggia (BO) sotto la direzione artistica di Andrea Lupo propone dirette Facebook con più appuntamenti quotidiani per grandi e piccini, perché “la bellezza uccide il virus”.

Di certo il Covid-19 non ha fermato e non fermerà la musica che nonostante i vari rumors minacciosi su una ripresa dei concerti nel 2021 inoltrato, si è ben organizzata sul web con progetti a dir poco incredibili: uno fra tutti quello degli Uppertones con la loro versione di Buonasera signorina, interamente suonata a distanza e ripresa dai cellulari a contributo del crowfunding #teniamoci stretti a favore degli ospedali italiani.

Ma il mio personale riconoscimento all’iniziativa più geniale ai tempi del coronavirus va sicuramente al Cervellone, il quiz multimediale per intrattenimento nei locali che, viste le restrizioni, ha organizzato una versione “dal balcone”, coinvolgendo i condomini a giocare direttamente dal balcone del loro appartamento dotandoli di tastiere sanificate e montando palco e schermo nel cortile del palazzo.

Insomma, noi l’arte l’abbiamo imparata. Ora però, non fatecela mettere da parte.

 

Articolo di Naima Scognamiglio copyright Allnews.zone