ONCE UPON A TIME IN SENIGALLIA

Il festival di rock and roll più importante d’Europa celebra il ventesimo anniversario con una mostra fotografica che parla di emozioni, ricordi e aneddoti di chi il festival l’ha vissuto e lo vive ancora

articolo di Naima Scognamiglio

31 luglio 2019: Da brava italiana media prendo parte al grande esodo di agosto verso le località balneari della riviera adriatica, in uno di quei luoghi per noi bolognesi un po’esotici e un po’ stereotipati, fatti di altoparlanti ‘fonospiaggia’ che annunciano lo smarrimento di bambini, venditori di cocco, ghiaccioli Bomba, colonie estive e viaggi in treno, quando ancora erano targati FS e si vedevano i ferrovieri sull’Intercity per Lecce mangiare il panino con la cotoletta preparatogli dalla moglie la mattina. La mia destinazione, come ogni anno da ormai quasi dieci anni è Senigallia, parcheggio la macchina davanti all’hotel dove ho alloggiato per la prima volta quest’anno, Hotel Villa del Mare, arredamento semplice ma accogliente, a tema marinaresco dove inizio ad incontrare una serie di cari amici assieme ad artisti, djs, protagonisti di passaggio a Senigallia tutti con un unico scopo: Il Summer Jamboree, il festival di musica e cultura americana degli anni ’40 e ’50, nato proprio qui ormai 20 anni fa. Dopo neanche un’ora quel piccolo hotel di riviera era già riuscito a farmi sentire a casa e parlando con i gestori, Cristina e Fabio, scopro che è una sensazione che accomuna un po’ tutti: “Collaboriamo con il festival come struttura convenzionata da 5 anni e ogni anno è come veder tornare qualcuno di famiglia”, racconta Fabio, sorridendo. “Mi ricordo nel 2015 quando Gianni Dall’Aglio si è messo a fare una lezione di musica qui in sala ad alcuni ragazzi dando consigli e suggerimenti per almeno tre ore, o quando due anni fa gli Abbey Town hanno improvvisato una jam session nel giardino che è a quanto pare una zona molto vissuta considerando che l’anno scorso DJ Steiger è andato a comprare carne e un piccolo barbecue e si è messo a fare una grigliata offrendo carne a tutti gli ospiti mentre Jackson Sloan ha dormito tutta notte sulla panchina perché si è dimenticato le chiavi in camera e non voleva svegliarci…”.

Ma com’è nata quest’idea del festival e soprattutto, com’era all’inizio?

“Tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni Novanta c’è stato un calo di interesse nei confronti di questo genere musicale” racconta Paolo AKA Joe Tropicana, contrabbassista de I belli di Waikiki e dj, “la primaedizione del festival ha praticamente sostituito il raduno di Forlì che ormai non esisteva più. Improvvisamente ci siamo resi conto che c’era ancora gente interessata a questa musica. E’ stato un po’ come cambiare la pila scarica nella schiena delle persone. Quello che è diventato ha dell’incredibile, personalmente mi sento fortunato ad avere la possibilità di venire qui a mettere dischi e suonare con la mia band”.

Mi sposto al Mascalzone, location sul lungomare che durante il festival ospita i dj set pomeridiani e qui incontro Elena Marconi che la prima edizione del Summer Jamboree se la ricorda bene:

“La prima edizione è stata un po’ una sorpresa anche se ne stavamo parlando già da un po’ con Angelo (Di Liberto, direttore artistico del Summer Jamboree, Ndr) e gli altri del “giro” di organizzare qualcosa. E’ nata piccolissima nel parco delle scuole elementari dove avevamo allestito il classico bar da ‘festicciola di paese’ e Manuel, un amico di Reggio Calabria si presentò con la sua Chevrolet marrone e fu uno dei primi a venire con la macchina d’epoca considerando che quel tipo di eventi erano frequentati soprattutto da bikers. Fu memorabile vedere arrivare le macchine, davanti alla scalinata di ingresso delle scuole elementari”.

A Palazzo del Duca, in centro a Senigallia è allestita una mostra fotografica che celebra i 20 anni del Summer Jamboree. Si intitola “Rock ‘n’ roll is a state of the soul” ed è un vero e proprio viaggio tra icone del rock and roll, djs e ballerine di burlesque immortalati dai fotografi che hanno reso grande il festival. Uno di loro è Guido Calamosca e anche lui ha qualche aneddoto da raccontare: “All’inizio sono stato guidato per cogliere l’essenza del festival, dovevo capire qual è l’abito giusto o la persona giusta da fotografare. Una volta entrato nel mood è stata la svolta e ho capito che questo non è un mondo, ma una famiglia. Ricordo quella volta in cui all’una di notte ci comunicano che da lì a tre ore avremmo dovuto intervistare il batterista di Johnny Cash, nel tragitto da Senigallia all’aeroporto, in un tempo a disposizione di 15 minuti. Il pullmino era senza luci, avevamo chiesto all’autista di prendere le strade più tranquille e asfaltate per agevolare l’intervista, lui ha scelto invece quelle con più buche, avevamo i microfoni che saltavano dappertutto, è stato un disastro ma l’intervista comunque l’abbiamo portata a casa”.

Continuo la mia passeggiata tra le sale della mostra, guardo le foto e quei volti, quelle espressioni che sembra quasi mi vogliano parlare, ci sono tanti djs storici, loro sì che ne hanno viste delle belle in questi anni. Sauro Dall’Olio mi racconta di quando ancora non lavorava per il festival né come dj né come insegnante di ballo ma ci andava solo per divertimento personale: “In Piazza Garibaldi prima che venisse ristrutturata c’erano gli alberi, durante il festival veniva chiusa e diventava a pagamento, era un po’ malconcia con i sampietrini, non c’era una vera e propria pista da ballo ma si ballava sull’asfalto. Nonostante tutto, ricordo di aver comprato un paio di scarpe quella sera e sempre quella sera di averle buttate. Le avevo consumate”.

JayCee è un dj e insegnante di ballo di Parigi, ha visto il festival crescere soprattutto in termini di numero di ballerini. “Ricordo un dopo serata al Finis Africae, c’era una bellissima atmosfera, sembrava magica, tutti erano felici e sorridenti. Quella sera ho capito che il rock and roll è amore puro, capace di darti emozioni che ti rimangono nel cuore”.

Anche Herbie, AKA dj Shuffle Deluxe, ha il suo ricordo più bello al Finis Africae: “avevo l’ultimo set prima della chiusura, erano ormai le 7 del mattino, sono stati costretti a forzare la gente verso l’uscita perché nessuno voleva andare a casa. La cosa che mi piace di Senigallia non sono quelli che vivono di rock and roll tutto l’anno, sono le persone che vanno e vengono. Mi piace pensare che chi ci è capitato per caso, una volta sola, possa conservare un bellissimo ricordo per sempre”.

Dj Rocketeer, alias Gabriele, è ormai un’istituzione del Summer Jamboree oltre che una fonte inesauribile di aneddoti divertenti: “Ogni anno c’è una situazione che rimane impressa, una persona o semplicemente una giornata al Mascalzone. Una volta al Mama Mia durante una serata di burlesque, io ero l’ultimo dj in scaletta, a fine serata non c’era più nessuno, nemmeno le navette per tornare in città ma le ballerine di burlesque non accennavano a voler smettere di ballare, le ho quindi caricate tutte nel mio furgone assieme a Gigi ‘Howlin Lou’, che in quel momento era diventato l’uomo più felice del mondo, schiacciato nel retro del furgone da tutte quelle bellezze.

Oppure quando io e Joe Tropicana abbiamo fatto un dj set a quattro mani, al Mascalzone, lui in due ore si è bevuto circa 20 birre medie. A fine set andiamo a mangiare la pizza nella pizzeria dall’altro lato della strada e lui ordina una pizza con le salamandre, la cameriera di origine straniera è andata in cucina a chiedere non sapendo cosa fossero ed è tornata dispiaciuta dicendo che le avevano finite”.

Arriva sera, vado verso il Foro Annonario per assistere al concerto, seduta sul muretto accanto al “porchettaro”, incontro Maria Ceccanti, di Pisa, che anche lei ha la sua personale avventura legata al festival: “L’anno in cui Jerry Lee Lewis è stato ospite, io e una mia amica siamo arrivate in furgone, quella sera suonava anche Mike Sanchez che io non avevo mai visto e sono rimasta colpita da lui. Lo abbiamo incontrato seduto a un tavolino nella hall del nostro albergo, con un bicchiere di rhum in mano che meditava, abbiamo fatto due chiacchiere e il giorno dopo lo abbiamo ritrovato a colazione che parlava con la mamma rassicurandola di non essere ubriaco perché erano appena le 11 del mattino, abbiamo passato tutta la giornata assieme, lui non si è nemmeno cambiato, aveva le ciabatte di ricambio che si portava dietro in un sacchetto di plastica. Ci ha invitate a cena e nel tragitto in mezzo alla strada lui cantava e io e la mia amica gli abbiamo fatto i cori. E’ un ricordo bellissimo”.

Il dopo festival si sposta alla Rotonda a mare e qui, in una delle location più romantiche e suggestive d’Italia, un ballerino scozzese, James Hashmi, decide di condividere con me il suo ricordo più bello: “Sono venuto la prima volta nel 2011 e da allora sono tornato tutti gli anni. Un pomeriggio ero al Mascalzone a cercare qualcuno da poter invitare a ballare e ho notato una ragazza giovane e alta che si vedeva aveva iniziato a ballare da poco quindi sono stato molto attento, cercando di scandire bene i passi base. Dopo poco è arrivato il suo ragazzo e anche lui aveva bisogno di aiuto, li ho portati quindi fuori dalla pista e ho fatto loro una lezione di ballo per principianti. Negli anni a seguire non ho poi più pensato a quei due ragazzi fino a quando, una sera, stavo ballando in Piazza Garibaldi e c’era una donna ai margini della pista che guardava verso di me e sorrideva. Appena finito di ballare mi sono avvicinato e mi sono reso conto che era proprio lei, la ragazzina alta che col passare degli anni era diventata una bellissima donna”.

Gli anni passano, le emozioni restano e il popolo di Senigallia diventa sempre di più un’unica, grande famiglia.

Buon anniversario, Summer Jamboree.