Segafredo Virtus Bologna v AX Exchange Armani Milano

Per quelli della mia generazione, gente con i capelli molto bianchi ( quelli che hanno ancora i capelli, naturalmente ) Bologna contro Milano, coniugato al Basket, era il riassunto del gioco con i canestri. Spesso le risolveva il Campione di turno, che si portava il pallone a casa e passava il resto della stagione ad incidere su ogni spicchio il proprio nome e regalarlo alla storia di questo sport. Il campione sconfitto, spesso restava in casa fino alla partita successiva, per evitare le innocue contumelie di chi avrebbe fatto miglior uso dell’ultimo tiro. Ma quello, signori, era un altro gioco. Non esisteva la regola del possesso alternato, per dirne una. Ora si gioca un Basket in cui al fosforo si preferisce l’intero campionario di vitamine, e di questo dovremo parlare. Dopo potremo andarci a cercare su YouTube i filmati di Mac Adoo e Villalta, Brunamonti e D’Antoni. Il PalaDozza offre un colpo d’occhio discreto e promette il frastuono che, spesso, ha fatto perdere la rotta ai lupi di canestro più navigati. La Virtus parte con Pajola in quintetto, e mette subito in chiaro che la palla deve passare dai lati per arrivare al centro, dove Qvale le prende tutte ed infila una serie che sembra promettere sangue, sudore e lacrime per chi dovrà cucire la pezza adatta sulle sue mattonelle. James decide che giocherà da solo, gorgheggia da tenore,

infila tutti i punti di Milano e poi si siede. I rossi  non annaspano, ma tendono a perdere il ritmo che avevano in mente, fatto di giochi sugli esterni che, probabilmente, avrebbero avuto bisogno di una merenda più sostanziosa. Cominciano a rullare i motori dei seduti in panca. Entra il fratello gemello di Gudaitis, quello grosso e cattivo, e la partita si ribalta. Stesso copione a parti invertite. Il canestro di Milano diventa buio, e la Virtus non segna, salvo qualche sprazzo promettente dei neri che, evidentemente, hanno la lampadine di riserva nei calzoncini. Bologna costruisce tutti i punti con pazienza, Martin invita il pubblico ad un maggior coinvolgimento , il rumore comincia ad assumere le dimensioni di un derby di altri tempi. il problema della Virtus sono i secondi tiri concessi agli avversari : troppo fisico, troppi chili e troppa organizzazione, e messi insieme diventano un muro contro il quale la Virtus cozza spesso, senza farsi troppo male, ma senza fare troppo male anche agli avversari. 40 – 39, intervallo lungo. La Virtus ruspa bei punti con Martin; Aradori non incide come al solito, M’Baye rimane schiacciato dai raddoppi puntuali dei milanesi. Dall’altra parte entrano, salutati dall’affettuosa ovazione del pubblico virtussino, Della Valle, Cinciarini e Fontecchio, tutti e tre sotto il minimo sindacale. La scena rimane nelle mani di quelli che hanno deciso di sporcarsi un pò, e ne viene fuori un quarto di rara intensità e bellezza. Tanti punti, tanta roba e bel gioco, dove la Virtus tiene la scena giocando alla pari, ed in alcuni momenti anche meglio.Il Problema è che Milano ha una panchina lunga fino a Piazza Maggiore, tira fuori dal cilindro Brooks, che affetta l’area avversaria come una lama calda nei ciccioli, e Italo Burns, che rompono la partita mentre gli altri riprendono fiato. Ma la Virtus c’è, e mette ancora il naso avanti con Cournooh, Aradori sfodera la sciabola ed incendia la retina. 73 – 72. Casino nero dalla curva. Pianigiani chiama time out ed infila la testa dei suoi nel secchio del ghiaccio. E qui, come spesso accade in questo sport, che diventa in un attimo un gioco crudele, la Virtus non vede più il cielo. Il quintetto è in rosso fisso e si muove a stento. Avessero messo il bidone del rusco al posto del canestro, non avrebbero messo dentro un tiro. Taylor sembra Custer al Little Big Horn, circondato da maglie rosse è l’ultimo a cedere. 3 minuti e 30 senza segnare, occhi annebbiati, muscoli che strillano, testa già sotto la doccia. Vince Milano, ma ha dovuto sudare. Morale della storia, per chi pensa che attraverso lo sport si possano costruire storie ?  Forse non sono queste le partite che la Virtus deve vincere ; troppo divario, troppi chili in più e troppi cambi all’altezza della situazione, tutte cose che alla Virtus, ora, mancano terribilmente. Ma se la Virtus giocherà con la stessa intensità dimostrata oggi, magari per qualche minuto in più, sarà difficile per tutti batterla, e potrà prendersi delle belle soddisfazioni. Il campionato è lungo, ci regalerà delle sorprese.